
“DAMMI DUNQUE QUESTO MONTE DEL QUALE IL SIGNORE PARLÒ…” ALLORA GIOSUÈ LO BENEDISSE E DIEDE HEBRON A CALEB” Giosuè 14:12–13
VIVI PER UNA CASA PIU’ GRANDE DI TE
Quando Mosè inviò Caleb a esplorare la Terra Promessa, Caleb vide qualcosa che lo scosse: la città di Hebron. Non era una città qualunque. Era il luogo dove Abramo aveva seppellito sua moglie e dove sarebbero stati sepolti anche Isacco e Giacobbe. Era una terra sacra, eppure, in quel momento era occupata dai nemici. Questa realtà turbò Caleb: non poteva tollerare che un luogo così santo fosse nelle mani di chi non apparteneva al popolo di Dio. Allora prese una decisione audace: chiese Hebron. Non Gerusalemme, arroccata sul monte Moria. Non la valle di Escol, dove i chicchi d’uva erano grandi come prugne. Non Gerico, attraversata dalle acque del Giordano. Caleb volle Hebron: una terra che aveva conosciuto la visita degli angeli e che custodiva le tombe dei patriarchi. Desiderava riconsegnare a Dio ciò che gli apparteneva. “Giosuè lo benedisse e diede Hebron a Caleb.” Caleb voleva fare qualcosa di grande per Dio. Viveva spinto da una chiamata più alta, da una visione che andava oltre il proprio interesse. Per questo i suoi ostacoli erano grandi: la sua fede lo era ancora di più. E anche per noi vale lo stesso. Talvolta i nostri problemi sembrano enormi non perché lo siano davvero, ma perché la nostra “spinta” è troppo limitata. Max Lucado racconta di un suo amico medico che, pur essendo in pensione con un reddito considerevole, si reca regolarmente in una clinica sperduta nella giungla per curare persone svantaggiate. Potrebbe vivere comodamente. E invece sceglie di spendersi per una causa più grande di sé. “Ho bisogno di qualcosa che vada oltre la TV e le Cadillac. Se cerco solo il mio comfort, non trovo soddisfazione. Ma quando mi impegno negli scopi di Dio, sono felice.” E tu? Hai una causa santa per cui vivere? Una fede che vale la pena difendere? Una missione che dia senso ai tuoi giorni? Chiedi a Dio di darti una “Hebron” da rivendicare per la Sua gloria.
Tratto dal Libro Gocce dal Cielo