DIO NON SCEGLIE UOMNI FORMATI, MA UOMINI DA FORMARE
Quando si chiede a qualche membro di chiesa di svolgere un ministero in Chiesa a volte si sente dire sai io non sono all’altezza di farlo, non sono capace, non ho quella conoscenza. Dio non sceglie persone già arrivate o perfette, ma prende chi è disposto a farsi plasmare, trasformando i propri limiti in uno strumento per la Sua opera. Nella Sacra Scrittura possiamo vedere alcuni uomini che Dio ha formati.
Mosè che rappresenta l’esempio perfetto di uomo non formato, ma plasmato da Dio attraverso le sue fragilità era impulsivo, insicuro e balbuziente ma Dio usò proprio lui per diventare la guida dell’Esodo portando il popolo di Israele verso la terra promessa, anche se come sappiamo Mosè non entrò nella Terra Promessa perché disobbedì a Dio. Non ebbe fede durante l’episodio delle acque di Meriba a Kades dove il popolo si lamentava contro Mosè e Aronne per la mancanza d’acqua. Dio disse a Mosè di prendere il bastone e di parlare alla roccia davanti agli occhi di tutti affinché zampillasse acqua ma Mosè, frustrato e adirato con il popolo ribelle, inveì contro gli israeliti e percosse la roccia con il bastone due volte anziché parlarle. Dio considerò questo atto come un segno di superbia, di disobbedienza e di sfiducia. Mosè non santificò il nome di Dio davanti al popolo. Per questo motivo, Dio gli negò l’ingresso in Canaan, permettendogli solo di vederla da lontano sul monte Nebo prima di morire
Pietro è l’esempio perfetto di uomo non formato, ma da formare. Egli era un semplice pescatore della Galilea dal carattere impetuoso e pieno di difetti, che l’amore e la pazienza di Cristo hanno trasformato nel “capo” della Chiesa primitiva. La storia di Pietro dimostra che Dio non cerca l’infallibilità, ma la sincerità dell’amore. Gesù non ha cambiato il temperamento forte e appassionato di Pietro, ma lo ha purificato dall’orgoglio per metterlo al servizio degli altri. La sua presunzione lo portò a fallire durante l’Ultima Cena dichiara con orgoglio che non avrebbe tradito mai il suo Maestro, anche a costo della vita. Poche ore dopo, nel cortile molte persone lo indicavano come un seguace di Gesù ma la paura prese il sopravvento e lo spinse a rinnegare Gesù per tre volte.
Paolo (nato col nome di Saulo) era un uomo colto, intransigente e sicuro delle proprie certezze che Dio deve letteralmente abbattere per poterlo modellare come Egli voleva. Egli era un fariseo irreprensibile, colto e cittadino romano. Era convinto di servire Dio perseguitando ferocemente i cristiani. Era un uomo “già formato” dalle sue convinzioni religiose e culturali, rigido e impermeabile alla novità di Cristo ma Dio lo trasformò. Durante un suo viaggio verso Damasco per arrestare altri cristiani, viene avvolto da una luce divina e cadde a terra diventando cieco. Questa cecità fisica rappresentava il fallimento delle sue certezze interiori: per tre giorni restò al buio, digiuno, privato di ogni autosufficienza. Dio non ha usato la forza per poterlo cambiare, ma usò Anania affinché lo guarisse dalla cecità e attraverso il battesimo nell’acqua Paolo da persecutore divenne perseguitato. Sopporta naufragi, fustigazioni e il rifiuto dei suoi ex compagni. Eppure, scopre che la sua vera forza non risiede più nella sua cultura o nel suo status, ma nella grazia di Dio: Quando sono debole, è allora che sono forte. Che Dio vi benedica.
Vostro fratello Lino Mazza